Segnalazione #79 - Unica chance

 

 SEGNALAZIONE #79

- UNICA CHANCE -


TITOLO: Unica chance
AUTORE: Marianna Vidal
GENERE: romance dalle tinte erotiche
EDITORE: selfpublishing
NUMERO DI PAGINE: 324
DATA DI PUBBLICAZIONE EBOOK: 22 ottobre 2022
ISBN 9798355453664
PREZZO CARTACEO: 11,99€
ASIN: B0BGY3S759
PREZZO E-BOOK: 2,99€ - link Amazon

SINOSSI

Fisico scolpito, sguardo intrigante, portamento sexy, Nathan Del Vecchio a quarant'anni continua a sfilare al fianco di bellissime donne che se lo mangiano con gli occhi, ma dalla nota pubblicità che lo ha reso famoso, come moderno Nettuno che emerge dalle acque del Mediterraneo, ne ha fatta di strada e oggi non è solo "l'uomo più bello del mondo"; ha un marchio che fattura milioni e una vita in cui le donne la fanno da padrone, ma per quanto riguarda l'amore... Non sono ammesse deroghe. Sesso occasionale, frequentazioni studiate e... nessuna chance.

Aurora si è sempre chiesta cosa avesse di tanto speciale Nathan Del Vecchio per sciogliere come burro le gambe delle donne con un solo sguardo, ma quando all'aeroporto di Linate i suoi occhi incrociano quelli di lui, comprende che ha un'unica chance e per conquistarlo è disposta a giocarsi tutto, fino all'ultimo secondo, perché con Nathan non esistono seconde occasioni.

N.B. Storia d'amore con scene esplicite e temi adatti a un pubblico adulto e consapevole.

BIOGRAFIA

Marianna Vidal ama leggere e inventare storie, soprattutto d’amore.
Autrice di diciotto romanzi, fin da bambina sognava di diventare scrittrice e nel frattempo studiava il lavoro degli altri, valutando personaggi, intrecci e soluzioni narrative. Il suo amore per le grandi storie sentimentali l’ha fatta avvicinare anche alle altre lingue e attualmente si è appassionata al portoghese.
Romantica, amante degli animali e della lettura, vive in un’isola che descrive spesso nei suoi romanzi e da grande sogna di vedere una sua storia sul grande o sul piccolo schermo.
Se desiderate conoscerla, cercatela nelle pagine dei suoi libri.

ESTRATTO
 ‎L’amore è egoista. Non concepisce ostacoli. Chiede e ottiene per sé.

«È come dici tu. Accade all’improvviso, nel modo più assurdo e incomprensibile, e a un tratto tutto quello che vuoi è stare con la persona che scatena in te questo terremoto, ma tu non sei più un adolescente e neppure un giovane senza pensieri. Sei un uomo che ha conosciuto l’amore e il dolore che comporta la sua perdita».

«Sei troppo razionale», mi accusa. «L’amore non è così», si accalora. «Non segue regole precise. Non è razionale, sicuro, certo. L’amore è un gran casino».
Il volto le si anima mentre lo dice ed io mi chiedo se abbia mai amato davvero qualcuno.
«Sembri molto sicura di quello che dici», le faccio notare e lei ripiomba sul letto, questa volta sistemandosi di fronte a me, con gli occhi spalancati e le labbra socchiuse.
Mi osserva in silenzio qualche istante e infine aggrotta la fronte, chiedendomi:
«Non ti sei mai innamorato?».
«Una volta ed è stato un disastro».


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Segnalazione #78 - Apologia di Narciso

 SEGNALAZIONE #78

APOLOGIA DI NARCISO



TITOLO: Apologia di Narciso
AUTORE: Silvia Ripà
GENERE: filosofia
EDITORE: Brè Edizioni
NUMERO DI PAGINE: 57
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 agosto 2019
ASIN: B07W4CQ12S
PREZZO E-BOOK: 1,99€ (disponibile su Kindle Unlimited)
ISBN: 9788832093545
PREZZO CARTACEO: 6€
 
SINOSSI

È opinione comune che la sindrome narcisistica della personalità rappresenti una degenerazione della psyché, così come sembrerebbe suggerire lo stesso mito di Narciso che si innamora del proprio riflesso e perde la vita proprio nel drammatico tentativo di raggiungersi. Ma un narcisista è davvero solo questo e non merita l’attenzione di chi, al contrario, è in grado di amare gli altri? L’“Apologia di Narciso” è una difesa dell’autoreferenzialità e vuole mostrare l’arcobaleno di emozioni con i quali una presunta narcisista è costretta a convivere. In bilico tra psicologia e mitologia, la protagonista ripercorre il dramma dei suoi amori frammentati, tutti importanti perché ciascuno è una parte di sé. La narrazione è ridotta al minimo e l’intera trama si dispiega nello spazio di un serrato dialogo, a dimostrazione di come la maieutica socratica, divenuta celebra grazie ai dialoghi platonici, possa rappresentare un espediente narrativo più che attuale e affatto obsoleto, efficace per sfogliare l’animo umano come un libro, tanto oggi quanto ieri.

BIOGRAFIA

Silvia Ripà nasce a Roma nel 1988 e attualmente lavora come ricercatrice a Ferrara, occupandosi di archeologia e storia antica. Autrice di diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative di ambito storico-archeologico, nel 2018 debutta nella narrativa con il racconto Fammi entrare, Brè Edizioni.

ESTRATTO

Il paesaggio che osservo dal finestrino sembra scorrere al contrario, in un grottesco e irridente anacronismo che mi ricorda il mio tragitto per arrivare da Roma a Venezia, nemmeno trenta ore prima.
La vibrazione del telefono mi fa sobbalzare. Nella mia dimensione distratta, rispondo senza badare al destinatario: forse è lui o magari l’altro o l’altro ancora. In ogni caso improvviserò risposte senza senso, a che serve disperarsi sui dettagli quando l’intero contesto sembra un quadro di un’impressionista impazzito; o peggio, l’opera di un bambino di tre anni che agita i pennarelli su un foglio senza alcuna logica, scarabocchiando e ingarbugliando le linee. Sono stata per mesi un giocoliere nell’arte del controllo, ma adesso tutte e tre le palline sono in aria e io ho finalmente le mani libere. Ma libere per fare che cosa? Afferrare altre palline al volo? Riprendere quelle vecchie?
- Ciao. Che fai?
Riconosco la voce.
- Niente di particolare, ti stavo scrivendo un messaggio.
- E come mai?
- Non so, volevo contattarti in qualche modo.
- Ma ci siamo appena salutati. E poi mi hai già scritto, non ricordi? Mi hai detto che stavi salendo sul treno.
- Sì, ma...non so, non mi hai più scritto.
- Appunto.
- Che vuoi dire? Che non volevi sentirmi?
- Non lo so, ti dovevo rispondere? Mi hai dato solo un’informazione.
- Infatti non ho parlato di risposte, ho parlato di scrivere.
- Nel senso che non è necessario che ti risponda?
- Una cosa del genere, sì. Se sei occupato, non hai voglia, non sa cosa dire alla fine passa del tempo e allora forse non dovresti dire niente.
- Questo significa che tu invece hai da dirmi qualcosa?
- Forse. Ma non necessariamente, magari ho solo voglia di comunicare.
- Che cazzo significa “comunicare"? Ora si può “comunicare” anche senza aver qualcosa da dire?
- Non lo so, non essere aggressivo ora. Volevo condividere con te quello che mi passa per la testa.
- E devi comunicare proprio con me?
- Conosci molte altre persone capaci di capire quello che dico?
- Io... beh... no, non molte.
- Esatto.
- Magari però adesso mi stai già annoiando, ci hai pensato? Stanotte non avevi voglia di comunicare, mi pare. E io ti ho assecondata.
- E secondo te quello non era comunicare?
- Forse. Ma di certo non mi annoiavi come ora. Parli troppo.
- Può darsi, ma non sto sparando solo pensieri a caso, sto parlando di te, con te: non lo trovi straordinariamente coerente?
- Quindi dovrebbe interessarmi cosa pensi di me?
- Lo spero.
- Non ti sembra che tu stia qui, alla fine dei conti, a chiedermi attenzione?
- Questo mi inquieta un po’.
- Perché sai che è vero, probabilmente. Non ricordi che ci sono già abbastanza persone a farlo? Mia moglie, per esempio. E da quando ho iniziato a vedere altre donne non credi che ce ne saranno ancora di più? Ti sembra giusto?
- Sì, già hai avuto modo di lamentarti del fatto che la gente ti rinfacciasse di non farti vivo, di non rispondere ai messaggi. Lo hai fatto per ammonirmi preventivamente, così l’ho inteso.
- E difatti non è quello che stai facendo anche tu? Com’era prevedibile.
- Allora che mi hai chiamata a fare?
- Per sapere se stavi cercando attenzioni come tutte le altre.
- Io no… beh dai questo no. Ho notato un’assenza di comunicazione e ne ho preso atto.
- Ah beh, della mancanza di comunicazione ne prendono atto anche le altre, sai? Quelle le cui aspettative rimangono disattese.
- Sì, ma cazzo, la differenza è che non ti sto condannando, non sto mica cercando di farti sentire in colpa.
- Condannarmi no, ma stai imponendoti.
- Perché ti mando un messaggio? Che cazzata.
- Due messaggi.
- Il primo era solo per dirti che stavo partendo.
- Ah, allora dici che non conta. E perché è una cazzata?
- Perché un messaggio - o anche due, va bene - puoi leggerlo quando vuoi e in questo tipo di comunicazione è contemplata l’eventualità del non ricevere risposta.
- Capisco.
- E poi, scusa, non è che io ti risulti proprio allo stesso livello degli altri.
- In che senso?
- È quello che hai detto tu! Mi hai definito una persona “introspettiva”, vorrà dire qualcosa?
- Mi pare un aggettivo come un altro, non ci ho pensato troppo. Cosa significherebbe secondo te?
- Tipo che forse quello che dicono gli altri non è classificabile sullo stesso piano.
- Ti dai delle arie, sai?
- Mi sto solo dando un po' di credito, è diverso. Non mi piace questa conversazione.
- Perché?
- Perché è troppo conflittuale, poco informativa.
- Allora informami, dai.
- Su cosa?
- Abbiamo detto che si parla di me, quindi parlami di me. Basta che non cadiamo nella psicopatia del tu pensi cosa io penso che tu stia pensando, perché sarebbe ridicolo visto che stiamo parlando e puoi chiedere direttamente a me.
- Cosa vuoi sapere?
- Vorrei capire come mai mi stavi scrivendo.
- È per quella cosa della mancanza di comunicazione. Perché non mi avevi ancora risposto.
- Ancora con questa cazzata? Non avevo niente da risponderti. Tu stessa hai definito la differenza tra comunicazione e informazione. Tu mi hai dato un’informazione come pretesto per comunicare; quindi hai creato confusione.
- Va bene. Ma prima c'era l'occasionale incontro dal vivo, a Roma.
- Ok, e quello è il punto di partenza, diciamo…
- Poi ci siamo scambiati il numero di telefono. Ma il telefono non ti piace. Dici che non ti senti a tuo agio nel parlare. E neppure io sono a mio agio. Certo, uso il telefono per le comunicazioni di lavoro, ma la conversazione è un’altra cosa. Non so mai come iniziare a parlare, c’è chi dice “ehi”, chi dice “ciao” e fa seguire il mio nome di battesimo, soprannome, vezzeggiativo. Ancora peggio quando si tratta di concludere, quante volte dobbiamo dirci “ciao” prima di terminare una chiamata? Una a testa? Stabiliamo un numero pari? O è meglio uno dispari, così chi prende l’iniziativa del primo “ciao”, poi si addossa anche la responsabilità dell’ultimo? Oppure optiamo per la scala decrescente con le vocali sempre più confuse tra le nostre voci incrociate “Ciao”, “sciao”, “ao”, “ao”, “o”, e attacchiamo. O ancora scegliamo la variante simpatica, da amici, il classico diplomatico (ma sempre spiritoso) “ciao ciao”? Quindi quali sono i segni che una conversazione è finita? Lo decido io, tu o lo si decide insieme? O bisognerebbe intuirlo, come quando si riesce a raggiungere l’orgasmo nello stesso momento: magari uno sta già per venire mentre l’altro è ancora lontano, ma quello che sta per venire inizia a gemere e l’altro, che è in perfetta sintonia con quello che sta per venire, si lascia andare al piacere del compagno e, magia, ci si scopre a moltiplicare due orgasmi in un solo corpo. Ecco, capire quando interrompere la telefonata e dire l’ultimo “ciao” deve essere qualcosa del genere, solo che qui non si arriva all’orgasmo, ma si attacca il telefono. L’apoteosi della fine, un intollerabile controsenso. A ogni modo, quando lo si fa bene, si riesce a preservare la sensazione di aver appena concluso una piacevole chiacchierata telefonica.
- Lascia stare le metafore, le chiamate non piacciono neanche a me.
- Esatto. E così abbiamo provato a chattare; ma la chat non è proprio adeguata.
- Perché claustrofobica e rende solo l'illusione del dialogo in tempo reale.
- Esattamente. Allora sono arrivata alla banalità del messaggino.
- Non trovi che sia più adeguato per un’informazione, che per una comunicazione reale?
- Adesso sei sarcastico?
- E quindi?
- E quindi sembra che la naturale evoluzione della nostra comunicazione culmini nella mancanza di comunicazione.
- Ok. Lascia che ti faccia una domanda. Secondo te le altre donne mi chiamano al telefono?
- Beh, so che tua moglie ti chiama spesso. A lei piace parlare al telefono? E lo sa che tu, come me, detesti le chiamate lunghe?
- No, non lo sa.
- Non hai risposto alla prima domanda.
- Non lo so se le piace, presumo che il piacere non sia un dato rilevante visto che a me non piace di sicuro, ma alla fine ci chiamiamo lo stesso dieci volte al giorno.

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Segnalazione #77 - Ogni mia radice / Ogni nostra scintilla

 SEGNALAZIONE #77

OGNI MIA RADICE
&
OGNI NOSTRA SCINTILLA


TITOLO: Ogni mia radice
AUTORE: Sara Mangione
GENERE: romance
SERIE:  primo volume della serie Jackson's Ranch
EDITORE: autopubblicato
NUMERO DI PAGINE: 240
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 aprile 2021
ASIN: B093THYCS3
PREZZO EBOOK: 1,99€ (disponibile su Kindle Unlimited)
ISBN: 9798748197519
PREZZO EBOOK: 15,50€
 
SINOSSI

Misurato, controllato e passionale.
Einar Jackson vive a Seattle da ormai troppi anni e il ranch della sua famiglia è tutto ciò che gli manca.
Quando torna in Wyoming non si aspetta di ricominciare a credere nell’amore, di riscoprire la passione tenuta sepolta per anni e di trovarla in Ilia.
E non dovrebbe desiderarla… perché è sua sorella.

Seria, selvaggia e intrattabile. Pochi sorrisi e zero smancerie.
Ilia è una ragazza che vive l’attimo, è capace di isolarsi in un gruppo di persone, ma di rispondere in modo impulsivo a chiunque.
A costo di proteggere chi ama si trova a fare scelte difficili.
Non poteva prevedere di riscoprire sentimenti e attrazione che aveva tenuto nascosti per molti anni.
Obbligati nel ranch possono costruire un nuovo rapporto e mettere nuove radici.
Confidenze, passione e un passato che sembra tormentarli, li spingerà a intrecciare le proprie vite come mai prima.



TITOLO: Ogni nostra scintilla
AUTORE: Sara Mangione
GENERE: romance
SERIE:  secondo volume della serie Jackson's Ranch
EDITORE: autopubblicato
NUMERO DI PAGINE: 329
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 febbraio 2022
ASIN: B09T1R27KY
PREZZO EBOOK: 0,99€ (disponibile su Kindle Unlimited)
ISBN: 9798422615612
PREZZO EBOOK: 15,50€
 
SINOSSI

Un cowboy che veste come un uomo d’affari.
Determinato e riflessivo, Nolan Jackson è il più tranquillo e taciturno tra i suoi fratelli, ma il suo passato continua a tormentarlo.

Un vigile del fuoco con la parlantina.
Kira Hill è tutto fuorché la ragazza sicura che lascia trasparire. Delusa e pronta a dimostrare quanto vale non cerca l’amore, anche se con Nolan Jackson nei paraggi non riesce a concentrarsi.
Si conoscono da sempre, ma qualcosa li blocca a fare quel passo che potrebbe portare la semplice conoscenza ad altro.
Riusciranno ad abbattere i loro muri e le loro paure prima che sia troppo tardi ed entrambi si perdano?

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