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I racconti della cenere ep.1 - Recensione di Mysticmoon

 I racconti della cenere

Episodio 1

- Serena Barsottelli -

Recensione di Mysticmoon
Tit
olo: I racconti della cenere ep.1
Autore: Serena Barsottelli
Genere: distopico
Editore: Pubme
Pagine:46
ASIN: B08W9TYDFY

Si ringrazia Serena Barsottelli di aver fornito una copia dell'episodio in cambio di una recensione onesta
 
Il primo episodio di I racconti della cenere di Serena Barsottelli catapulta il lettore nel bel mezzo della drammatica realtà vissuta da Fadwa e sua figlia Amal Inas, quella di un mondo ridotto ai minimi termini in cui a dominare sono la violenza ed una coltre di cenere che soffoca la vita.
Il lettore non viene protetto da alcun filtro: la storia di Fadwa e sua figlia gli viene letteralmente buttata in faccia in tutta la sua drammaticità e per quanto mi riguarda l'angoscia trasmessa dall'incipit non mi ha mai abbandonata, neanche quando Fadwa narra la storia dell'altra Amal, quella a cui la sua piccola deve il nome. 

Essendo un episodio non ho impiegato molto a leggerla ma vi assicuro che mi ha trasmesso molto, tenendomi incollata alle pagine con il groppo in gola in attesa di sapere cosa ne sarebbe stato di Fadwa e Amal, facendomi porre domande su domande riguardo a questo mondo che mi ha fatta sentire davvero a corto di fiato, come se la cenere fosse anche nei miei polmoni e mi stesse soffocando.
 
A migliorare il mio piacere nella lettura è intervenuta anche una buona caratterizzazione dei personaggi centrali di questa storia, che sembrano quasi pronti ad uscire dalle pagine per aggredirti.
Ho apprezzato particolarmente il personaggio maschile centrale di questo episodio; non sto scherzando quando vi dico che più ne leggevo più guardavo lo schermo con aria sbigottita e disgustata perché... Scopritelo perché è davvero inquietante!
Riguardo a Fadwa, mi sono innamorata di questa giovane che si trova improvvisamente a dover fronteggiare le conseguenze di una vera e propria apocalisse; la sua bellezza risiede nel suo essere una donna come tante, il suo essere forte perché costretta a trovare la spinta di andare avanti, consapevole della tragicità della situazione in cui vive ma incapace di arrendersi definitivamente a quel mondo diventato ostile.

Serena Barsottelli è stata in grado di emozionarmi e catturarmi in uno schiocco di dita quindi voglio rinnovare in questa sede i complimenti che mi sono già premurata di farle anche in privato: questo primo episodio è una bomba e sei stata magistrale sia nel costruire un mondo così vivido nonostante i pochi elementi di cui ti sei potuta servire per caratterizzarlo sia nello strutturare i personaggi.
Il mio parere può essere riassunto così:

LEG-GE-TE-LO 
 
Tra l'altro questo è il momento migliore per farlo perché oggi è uscita la seconda puntata!



 

L'amore al tempo della musica - Recensione di Mysticmoon

 

 L'amore al tempo della musica - Giulia Esse

Recensione di Mysticmoon


Titolo: L'amore al tempo della musica
Autore: Giulia Esse
Genere: storico
Editore:  PubMe
Pagine: 299
Isbn: 9788833663289

Lorenzo ed Anna, novelli sposi, sono costretti a fuggire da Vienna a causa dei debiti contratti dall'uomo; la loro meta è Venezia, città natia di Lorenzo nonché luogo in cui vive suo zio Fosco Alvise Candiani, compositore di gran fama.
Ciò che Anna non può immaginare è che qualche ora dopo il loro arrivo in città il marito svanisca nel nulla per unirsi all'armata napoleonica in marcia sulla città.

Si ringrazia l'autrice per aver fornito una copia del romanzo in cambio di una recensione onesta

Avendo amato Fuoco sotto la terra (la recensione la trovate qui), quando ho scoperto che Giulia cercava dei blogger per il suo romanzo storico non ho potuto fare a meno di propormi.

Vi anticipo subito che ho fatto bene a farlo perché, per quanto la Venezia di fine XVIII secolo non abbia su di me lo stesso fascino dell'Estremo Oriente (nello specifico la Corea), ho amato ogni pagina di questo romanzo.

Se devo riconoscere una costante nei romanzi di Giulia Esse è la cura del dettaglio. Se seguite questo blog da un po' di tempo avrete notato che la sottoscritta è ossessionata dalla cura dei dettagli, specie se di tipo storico, all'interno dei romanzi; dopo aver concluso la lettura di questo romanzo posso dire che di questa autrice mi posso fidare ciecamente perché nei suoi libri cura moltissimo quelle che tanti vedrebbero come sottigliezze.
Questa cura si riflette in ogni aspetto del romanzo ma la sua massima espressione è nei personaggi che popolano questo romanzo.

Specchi del loro tempo sono i tre personaggi cardine di questo romanzo, ossia Anna, Lorenzo e Fosco, incarnazioni del pensiero contemporaneo e dei dettami ai quali sono sottoposti.
Fosco incarna alla perfezione la figura dell'uomo illuminista, quello che controlla le sue reazioni più viscerali con una razionalità quasi gelida, e per questo il contrasto con suo nipote Lorenzo, uomo dominato dalle passioni, è tanto stridente: da una parte abbiamo lo spirito del secolo ormai arrivato agli sgoccioli, quello dei lumi, della cui decadenza è possibile sentire l'odore nelle acque della laguna veneziana, mentre dall'altra c'è l'irruenza delle passioni del nuovo secolo, che vediamo incarnato non solo in questo giovane uomo che è molto facile detestare proprio per la sua sregolatezza ma anche nell'ombra di Napoleone e di quella sua campagna d'Italia che potrebbe finalmente dare la libertà a Venezia.
Al centro di questo scontro generazionale c'è Anna, una donna che sente forte tanto il richiamo delle passioni quanto quello di una consuetudine sedimentata da anni, incarnazione di una lotta di contraddizioni che la porta a dare voce ad un pensiero protofemminista in maniera involontaria. Anna è indubbiamente l'incarnazione della posizione intermedia delle due correnti filosofiche, un pensiero che prende il meglio da entrambe e che influenzerà in maniera positiva chi la circonda.
Ho amato il modo in cui Giulia è riuscita a creare un connubio tra arte e politica, rendendo questi protagonisti vividi ed incisivi, perfetti protagonisti di una storia così intensa.

Altro elemento di indubbio pregio di questa storia è l'originalità.
Ho sempre amato la lettura e questo mi ha portata a leggere davvero tante storie, una pratica che con gli anni mi ha permesso di sviluppare una sorta di sesto senso comune a tutti i lettori forti, ossia quello di riuscire a prevedere almeno a grandi linee la piega che prenderà la storia; in questo romanzo mi è accaduto pochissime volte perché la strada scelta dai personaggi non è mai quella che ti potresti aspettare e anche quando accade perché in caso contrario sarebbe una forzatura, la complessa stratificazione caratteriale del personaggio ne eleva il valore.

Come avrete intuito questo libro mi ha colpita molto positivamente e quindi non vi stupirà sentirmi dire che ve ne consiglio la lettura. Dategli una possibilità e non ve ne pentirete!



Klove - Recensione di Mysticmoon


Klove – Ilaria Militello
Recensione di Mysticmoon

Titolo: Klove
Autore: Ilaria Militello
Genere: romance
Editore: Pubme
Pagine: 346
ISBN: 9788833662213

Quando parte per la Corea del Sud in compagnia della sua famiglia e di quella dei più cari amici dei suoi genitori, la giovanissima Elisa non sta vivendo un momento molto semplice: dopo il diploma vorrebbe fare della sua passione per il disegno una professione, ma le aspettative del padre medico la vogliono occupata in una corsia ospedaliera  e probabilmente al suo rientro in patria sarà costretta a seguire quest'ultima strada.
La giovane non immagina che il suo destino la aspetti dall'altra parte del mondo...


Si ringrazia l'autrice per aver fornito una copia del romanzo in cambio di una recensione onesta
Odio dare pareri negativi ma il romanzo Klove di Ilaria Militello non sono riuscita ad apprezzarlo.
Sulla carta ho trovato questo romanzo molto promettente: una ragazza arriva in Corea del Sud per una vacanza e, nonostante le barriere linguistiche, si innamora non solo di un ragazzo del posto ma anche di questo paese.
L'idea di base di questo romanzo mi è piaciuta molto, complice anche la scelta dell'ambientazione, ma ho trovato che il risultato finale sia stato abbastanza mediocre.
Inizio la mia recensione specificando che il mio giudizio negativo dipende in primis da una valutazione di tipo tecnico; secondo me un buon editing avrebbe di certo giovato al romanzo, che presenta davvero molti punti problematici proprio nella stessa scrittura.
È mia modesta opinione che uno dei più grossi problemi di questo romanzo sia la presenza di fin troppi errori.
Se qualche errore di battitura può scappare anche alla più grande delle case editrici e per questo mi è facile perdonarli, in questo caso specifico mi sono trovata davanti a fin troppe sviste, in particolare le molteplici frasi in cui era assente la concordanza tra i tempi verbali.
Valutando la scrittura nel suo complesso, ho trovato lo stile dell’autrice molto semplice e per questo adatto al tipo di storia; nonostante in un primo momento la costruzione delle frasi e le scelte lessicali, combinandosi con la trama, mi avessero dato l’impressione di trovarmi davanti a una scrittrice abbastanza acerba, riflettendoci sono arrivata alla conclusione che la scrittura dell’autrice fosse perfetto per questa storia, che essendo narrata in prima persona dai suoi giovani protagonisti ha acquistato realismo grazie ad un linguaggio semplice ed immediato che permette al lettore di immergersi completamente nell'atmosfera della storia ed entrare in empatia con i personaggi; ovviamente questa magia funziona poco con chi non è più un ragazzino, ma ho apprezzato lo sforzo.
Altro tasto dolente di Klove è la gestione delle lingue all'interno della storia. Non sono riuscita a trovare il senso della scelta di inserire la versione "ridotta" dei dialoghi in coreano o giapponese all'interno della storia per poi creare un'appendice in cui questi sono espressi nella loro completezza ed in versione bilingue, tra l’altro senza creare un sistema di riferimento chiaro che rimandi ai singoli dialoghi.
Si voleva osare? Allora all'interno della storia si inseriva il dialogo intero in coreano inserendo poi una nota a piè di pagina o in chiusura del capitolo con la traduzione.
Si voleva andare sul sicuro? Si scrive tutto in italiano e nell'appendice si riporta il dialogo in coreano, anche in questo caso inserendo il tutto in un sistema che eviti al lettore di impazzire per trovare il dialogo a cui ci si riferisce.
Così come è adesso mi ha dato l’impressione che la lingua straniera sia stata inserita con il mero scopo di dare un tocco esotico all’intera vicenda, che è cosa buona e giusta, ma così facendo si spezza continuamente il filo della narrazione, costringendo il lettore interessato al dialogo in lingua a interrompere la lettura per cercare il dialogo in chiusura del romanzo, talvolta faticosamente perché non esistono riferimenti che gli permettano di rintracciarlo con immediatezza.
Mi spiace ma quella scelta stilistica proprio non l'ho apprezzata, ed è un vero peccato perché senza tutte queste pause quasi obbligate (quasi, perché il lettore non interessato potrebbe anche decidere di saltarle), la storia sarebbe un gradevole e scorrevole romance adolescenziale con protagonisti decisamente piacevoli, una certa cura per l'ambientazione e colpi in scena che non sfigurerebbero in un qualsiasi kdrama, anche se a volte viene messa a dura prova la sospensione dell’incredulità del lettore, soprattutto nel caso si sia un po’ più maturi del target di riferimento, vista la presenza di diverse ingenuità inserite al fine di far progredire la storia nella giusta direzione.
In conclusione devo ammettere che Klove non mi è piaciuto un granché: è una storia carina e con del potenziale sia per quanto riguarda l’ambientazione sia per quanto riguarda i personaggi, ma viene inesorabilmente affossata dalle molteplici imperfezioni tecniche che ne smorzano lo slancio.
Peccato.