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Orphan Monster Spy - Recensione di Mysticmoon

Orphan Monster Spy - Matt Killeen
Recensione di Mysticmoon



Titolo: Orphan Monster Spy
Autore: Matt Killeen
Genere: storico
Serie: primo libro della serie Orphan Monster Spy
Editore:  Viking Book
Pagine: 423
Isbn: 9780451478733

Quando sua madre viene uccisa dopo aver forzato un posto di blocco, la quindicenne Sarah è costretta a scappare prima che le SS la arrestino per via delle sue origini ebraiche.È durante questa rocambolesca fuga che l'adolescente incontra un misterioso uomo che cambierà per sempre la sua esistenza, portandola a diventare parte di qualcosa molto più grande di lei: Sarah dovrà fingersi la perfetta ragazza ariana per frequentare il collegio in cui studia la figlia di uno scienziato nazista che sembra in procinto di sviluppare un'arma che potrebbe cambiare le sorti del conflitto appena iniziato. 

Questo libro è disponibile anche in italiano con il titolo La bambina di Hitler, edito dalla casa editrice Garzanti e tradotto da Letizia Sacchini.

Uno dei libri che certamente rientrerà tra le migliori letture di questo 2020 è Orphan Monster Spy di Matt Killeen.
Attirata dalla trama che tirava in ballo il programma nucleare militare tedesco, argomento che ho trattato anche nella mia tesi di laurea, mi sono avvicinata a questo libro con i piedi di piombo, timorosa di poterne essere delusa.
Non è stato così.
Orphan Monster Spy è un romanzo che vuole offrire al lettore una rappresentazione verosimile di una realtà storica senza pretendere di narrare la Storia, creando un connubio molto efficace di realtà e finzione che intrattiene il lettore mostrandogli personaggi quasi sempre fittizi in un'ambientazione che si avvicina molto alla realtà.
L'idea alla base di questo romanzo, ossia quella di una ragazza giovanissima che diventa una spia, non è una fantasia dell'autore ma una realtà che ha voluto rappresentare, un'intenzione che palesa anche attraverso le note storiche che potrete trovare dopo la conclusione della storia (nell'edizione italiana sono le "Note dell'autore") e che palesano quanto ci sia di realistico in tutto quello che circonda la protagonista.
L'intera storia è narrata attraverso gli occhi di Sarah, quindicenne ebrea che decide di sfruttare tutto quello che ha appreso nella sua vita fino a quel momento per un bene superiore: entrare a far parte del gruppo di allieve in uno dei collegi nei quali venivano educate le future madri del Terzo Reich e avvicinarsi alla figlia di uno scienziato nazista che all'interno della sua proprietà sta creando una bomba in grado di distruggere intere città con la sua deflagrazione.
Il romanzo affronta con franchezza vari aspetti della società tedesca di quel periodo storico, sia attraverso i numerosi flashback dell'esistenza di Sarah fino a quel momento sia per mezzo della rappresentazione della scuola in cui Sarah deve studiare. La realtà di Sarah fino a quel momento era spietata ma scoprirà a sue spese che neanche quella di ragazze molto più fortunate di lei è di molto migliore; all'interno della scuola le punizioni corporali sono all'ordine del giorno e si viene spronate a competere per primeggiare le une sulle altre al fine di dimostrare la loro forza e di conseguenza la loro capacità di tramandare ai loro futuri figli la stessa qualità.
Questo romanzo mi è piaciuto molto tuttavia c'è qualcosa che non sempre funziona a dovere; sto parlando di Sarah, protagonista e voce narrante della storia, che incarna fin troppo bene il modello di donna forte che viene trasmessa alle nuove generazioni da una ventina d'anni a questa parte. In parole povere? Sarah avrà certamente delle doti straordinarie ma in alcune occasioni risulta essere è fin troppo eccezionale.
Vi consiglio di dare a questo romanzo un'opportunità: apprezzando particolarmente i temi trattati la mia visione è leggermente deformata, ma vi assicuro che si tratta di una lettura molto piacevole e ricca di colpi di scena inaspettati.






Botta e Risposta #8 - Eppure cadiamo felici di Mysticmoon

Botta e Risposta # 8
Eppure cadiamo felici
di Mysticmoon



Dato che potrebbe capitare (come in questo caso) di leggere lo stesso libro, abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica a cadenza casuale in cui viene data la possibilità  di commentare sia il libro letto in precedenza da un'altra blogger che la recensione da lei fatta (vi lascio immaginare i diverbi che ci saranno...)
Oggi Mysticmoon vi parlerà delle sue impressioni riguardo il romanzo Eppure cadiamo felici di Enrico Galiano, precedentemente recensito da Giorgia Wasp (la recensione originale si trova qui).

Ho sentito parlare molto ed esclusivamente bene di Eppure cadiamo felici, in primis da Giorgia Wasp che me l'ha consigliato per diverse settimane... Ma come al solito ho deciso di aspettare un po' prima di buttarmi in questa lettura nei confronti della quale avevo altissime aspettative (e, come sanno bene i lettori, spesso questo è nocivo).
Devo ammettere che questa volta ho ottenuto quello che mi aspettavo: un romanzo davvero molto gradevole e coinvolgente, uno di quei libri che leggi tutto d'un fiato perché le pagine scorrono via come se fossero l'acqua di un ruscello ed il desiderio di sapere cosa accadrà è davvero tanto.
Ho amato Gioia e Lo, protagonisti ben costruiti di cui è impossibile non innamorarsi, ma non ho potuto fare a meno di affezionarmi anche alle rispettive famiglie e a coloro che li circondano, personaggi semplici che trasmettono tanto anche quando non hanno molto da dire; un aspetto che ho apprezzato particolarmente di tutti loro è che sono molto "veri", come se da un momento all'altro fossero pronti a saltare fuori dalle pagine per rappresentare davanti ai tuoi occhi questa storia che non potrei definire con un termine migliore di "delicata".
Enrico Galiano merita solo complimenti per la sua sensibilità e per la capacità di infonderla nella sua storia: attraverso la sua scrittura tanto semplice quanto diretta, perfetta per coloro che desiderano una lettura coinvolgente che li trascini via dalla realtà, questo professore riesce a trasmettere al lettore la sua particolare visione del mondo, un luogo che spesso non si dimostra accogliente ma nel quale è possibile trovare semi di felicità che possono germogliare e accendere una luce nelle tenebre.
Eppure cadiamo felici è davvero un gran bel romanzo.

Botta e Risposta #3 - Di Federica Monduzzi


Botta e Risposta #3

Eleanor Oliphant sta benissimo - di Federica Monduzzi


Dato che potrebbe capitare (come in questo caso) di leggere lo stesso libro, abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica a cadenza casuale in cui viene data la possibilità  di commentare sia il libro letto in precedenza da un'altra blogger che la recensione da lei fatta… (vi lascio immaginare i diverbi che ci saranno)
Oggi vi parliamo di Eleanor Oliphant recensione precedentemente scritta da Giorgia Wasp (QUI LA RECENSIONE)


Ciao a tutti!
Come presentazione utilizzo questo Botta e Risposta. In ritardo di qualche mese rispetto a Giorgia, dico la mia su Eleanor Oliphant sta benissimo.

E’ un romanzo che nel bene o nel male ha fatto parlare molto di sé. Tra chi lo ha amato e chi lo ha trovato noioso, ha avuto un pubblico decisamente vasto. Devo essere sincera: la trama non è niente di spettacolare. Un lettore esperto intuisce già all’inizio del libro il passato travagliato di Eleanor, passato a cui lei fa continui accenni permettendoci di ricostruire velocemente gli avvenimenti. A mio parere, così come afferma anche Giorgia, quello che rende questo romanzo speciale è Eleanor. La protagonista si è costruita una realtà monotona, senza ambizione, ripetitiva, per portare nella sua vita uno schema sicuro, senza imprevisti o colpi di scena, che già l’hanno tanto turbata nell’infanzia. Per poter comprendere la sua vita dobbiamo calarci nel suo vissuto. Eleanor ci permette di riflettere su quante persone incontriamo tutti i giorni, per strada, sui mezzi pubblici, persone che attraverso una rapida occhiata cataloghiamo come strane, disadattate, pazze. E ci sconvolge come un semplice gesto di gentilezza possa sconvolgere e ribaltare la vita di uno di questi “soggetti”.
Non posso che concordare con tutto quello che ha scritto la mia “collega”, ci hanno colpito e ci sono rimaste impresse le stesse cose. Probabilmente per poter apprezzare a fondo un romanzo del genere serve una sensibilità e un’empatia particolare. Forse serve anche essere un po’ “strani” come la nostra Eleanor.

“Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita. E all’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco.”

Eleanor Oliphant sta benissimo - Recensione di Giorgia Wasp


Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman
Recensione di Giorgia Wasp



Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo
Autore: Gail Honeyman
Genere: Romanzo
Editore:  Garzanti
Pagine: 344
Isbn: 9788811672364

Con Botta e Risposta di Federica Monduzzi (QUI PER IL BOTTA E RISPOSTA)


Eleanor è una ragazza particolare, ama la sua routine e non sente il bisogno di interagire con il mondo se non per motivate e necessarie esigenze.

Quest’anno nessuno è stato a casa mia, a parte qualche venditore professionale di servizi, ma di mia spontanea volontà non ho invitato alcun essere umano a varcare la soglia, tranne che per leggere i contatori. Pensate che sia impossibile? E invece è vero. Io esisto, no? A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione.

Il suo mondo cambierà improvvisamente quando due diversi fattori sconvolgeranno la sua vita: la conoscenza di Raymond e l’incontro con la persona che essa stessa riterrà la migliore per la costruzione di un rapporto.

Avevo i dorsi delle mani tatuati d’inchiostro nero, il suo nome ripetuto più volte, scritto all’interno di cuoricini, cosicché restava a malapena un centimetro quadrato di pelle intonsa.

Il romanzo scritto in prima persona riesce egregiamente a far immergere il lettore nella mente della protagonista, nel suo modo particolare, che va oltre ogni schema sociale, di guardare il mondo.
Il lettore non ha immediatamente tutte le informazioni necessarie per imparare a decifrare il perché Eleanor sia in quel modo, ma poco a poco andando avanti con la lettura verrà alla luce il suo passato.

Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po’ di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l’amore possa penetrare e defluire. Lo spero.

I temi trattati in questo libro sono diversi:
-         la solitudine umana: a volte proviamo a convincerci di stare bene da soli, che noi ci bastiamo, che non servono gli altri per essere felici; ma è assolutamente falso in quanto quella non è vita ma un semplice esistere.
-         gli abusi: parliamo di vessazioni fisiche e mentali che i minori sono costretti a subire e che ne condizionano la crescita. Eleanor in questo caso ne è un esempio lampante, infatti gli insegnamenti materni ne condizioneranno la vita destabilizzandola.
-         La speranza: questo è sicuramente il tema che mi è piaciuto maggiormente, nonostante le paranoie della protagonista, le sue ossessioni, il suo essere anti- sociale, riesce a trovare degli amici che riescono ad accettarla nonostante tutti i suoi difetti mostrandole un modo diverso di vivere.
-         Infine questo libro mi ha dato modo di riflettere molto su un aspetto in particolare: la superficialità con la quale giudichiamo il prossimo senza conoscerne la sua storia.
La vita di Eleanor è una vita statica, fatta di certezze derivanti dal suo modo di scandire la vita con gesti sempre uguali. La conoscenza di Raymond, che con la sua perseveranza riuscirà a farsi accettare, e Sammy, l’anziano signore, di fatto le mostreranno una vita alternativa fatta di amore e comprensione che le permetteranno di iniziare a provare finalmente sentimenti che da troppo tempo aveva cercato di sopire.
Il personaggio che mi ha destabilizzato di più è stata la figura materna, anche se solamente accennata è sempre stata presente nel racconto, influenzando la protagonista.

«ah, sull’altra guancia hai ancora spazio per altre ferite, non è vero? Porgi l’altra guancia alla mamma, Eleanor, da brava».

Questo è un romanzo molto interessante che consiglio soprattutto a coloro che vogliono leggere qualcosa di diverso.


Figlie del mare - Recensione di Mysticmoon


Figlie del mare – Mary Lynn Bracht
Recensione di Mysticmoon



Titolo: Figlie del mare
Autore: Mary Lynn Bracht
Genere: drammatico
Editore: Garzanti
Pagine: 370
Isbn: 9788830447653


Isola di Jeju, dicembre 2011
Nonostante abbia ormai settantasette anni Emiko è ancora una haenyeo, ossia si guadagna da vivere immergendosi nell’oceano per pescare molluschi.
Questa particolare professione delle donne dell’isola di Jeju è quella di tutte le donne della sua famiglia da tempo immemore, ma la tradizione è destinata a morire con lei: molti anni prima sua figlia Yoon Hui ha scelto di studiare, diventando docente di lingua e letteratura coreana all’università, e da moltissimi anni ha deciso di vivere nella capitale, così come suo fratello maggiore Hyoung e la sua famiglia.
E’ legato alla sua professione anche ciò che nasconde da tutta la vita ai suoi figli: Emi aveva una sorella maggiore, Hana, nata sette anni prima di lei ed anche lei haenyeo, che le ha salvato la vita facendosi portare via al posto della sorellina dalle truppe giapponesi nell’estate del 1943, condannandosi a diventare una di quelle donne che dal 1991 sono note come comfort women, ossia una di quelle donne che, rapite o raggirate dai soldati dell’impero giapponese, vennero rinchiuse in bordelli e costrette ad avere rapporti sessuali con molti uomini ogni giorno, trattate alla stregua di oggetti che, una volta rotti, andavano semplicemente sostituiti.
Tormentata dagli incubi e decisa a ritrovarla ad ogni costo, Emi intraprende un viaggio per Seul in occasione della millesima dimostrazione del mercoledì, un evento settimanale che dal 1992 vede le comfort women sopravvissute manifestare davanti all’ambasciata giapponese di Seul per ottenere delle scuse ufficiali dal governo giapponese, che ufficialmente ha sempre negato l’accaduto, nella speranza che in quella ricorrenza possa riconoscere il volto di sua sorella tra quelli delle sopravvissute.

In un mondo ipertecnologico in cui l’informazione non solo è distante un click ma ci si può informare praticamente in qualsiasi luogo, sembra assurdo che esistano ancora temi di cui i più ignorano l’esistenza, eppure è così e sono la prima a confessare che, per quanto io abbia sempre avuto un interesse per la storia giapponese, non solo ho scoperto l’esistenza delle comfort women solo qualche anno fa mentre scrivevo la tesi di laurea ma non l’ho fatto tra le pagine di un libro ma guardando un programma televisivo.
In questo romanzo Mary Lynn Bracht apre una finestra su una realtà che la nostra storia, quella di noi occidentali, tralascia spesso: così come nei campi di concentramento europei alcune prigioniere politiche venivano inserite in dei bordelli aperti ai soldati ed ai prigionieri, nei territori conquistati dalle forze imperiali giapponesi erano presenti dei bordelli nei quali venivano detenute in condizioni igieniche estreme migliaia di donne che, rapite o convinte con la prospettiva di un lavoro, erano costrette ogni giorno ad avere rapporti sessuali con decine di uomini che potevano letteralmente trattarle come desideravano perché, in caso di lesioni permanenti o morte, queste venivano sostituite praticamente senza che vi fossero ripercussioni.
Con uno stile di scrittura semplice e per questo molto diretto l’autrice mostra al lettore la realtà di queste donne costrette a convivere in ambienti angusti, spesso nutrite il minimo indispensabile per evitare la morte per inedia, quasi sempre con il corpo segnato da lividi, ferite e cicatrici, dei meri strumenti di piacere facilmente intercambiabili perché disumanizzate grazie all’omologazione del taglio dei capelli ed il nome assegnato all’arrivo.
Questo libro non è un capolavoro per quanto riguarda lo stile di scrittura eppure è una magnifica lettura perché il modo in cui è scritto, senza indulgere nel voyerismo ed usando un lessico pratico e diretto, trasmette il messaggio in maniera efficace e permette al lettore di entrare in sintonia sia con la sedicenne Hana, una ragazza orgogliosa e forte che di punto in bianco viene strappata dalla sua famiglia e poche ore dopo violentata dal suo rapitore, un uomo che avrà grande importanza in questa fase della sua vita, sia con Emiko, ormai anziana e malata, che porta nel cuore non solo il senso di colpa per aver permesso che portassero via la sorella senza emettere un suono ma anche il peso di una vita non facile, un’esistenza di cui ci offre scorci nei vari flashback su quanto accaduto sull’isola dopo la fine dell’occupazione, quel processo distruttivo che portò pochi anni dopo la Corea a spaccarsi in due all’altezza del trentottesimo parallelo ma che per Emi inizia prima, con l’insurrezione di Jeju, che porta ad Emi altri dolori e ferite.
Inutile dire che Mary Lynn Bracht è stata fenomenale nel caratterizzare entrambe le sorelle, due donne fatte della stessa pasta che hanno vissuto esperienze diverse ed hanno età molto differenti, due donne che portano il loro fardello con lo stesso coraggio ed orgoglio che si dice caratterizzi le haenyeo di Jeju, donne forti e potenti in una società in cui in teoria le donne non dovrebbero avere voce.
Figlie del mare è un romanzo che offre molto al lettore e che merita molto, una lettura coinvolgente che impedisce di staccarsi dal libro fino alla conclusione nonostante non abbia un ritmo serrato a sostenerlo.

Scrivere è un mestiere pericoloso - Recensione di Giorgia Wasp


Scrivere è un mestiere pericoloso – Alice Basso
Recensione di Giorgia Wasp



Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso
Autore: Alice Basso
Genere: Romanzo
Serie: 2° Libro della serie di Vanni
Editore:  Garzanti
Pagine: 337
Isbn: 9788811672937


In questo secondo libro Vanni si trova costretta a intervistare una vecchia signora per poter scrivere un libro di cucina, cosa di per sé già paradossale se pensiamo che la protagonista non ha mai cucinato nulla che richiedesse uno sforzo maggiore di aprire un sacchetto di patatine. In particolar modo questa anziana signora, durante una delle tante interviste, dichiarerà essa stessa di essere l’assassino di un illustre personaggio della moda torinese. A rendere ancora più complesso il quadro, si aggiunge una co-autrice molto pretenziosa che ama infiocchettare il libro di aggettivi sdolcinati, un ex che non vuole saperne di togliersi dai piedi e due adolescenti in piena crisi artistica.

Vi starete sicuramente chiedendo per quale motivo in questa recensione non abbia inserito delle parti del libro, che adoro mettere per dare enfasi alla sinossi. Alcuni potrebbero pensare che la causa sia da imputare al fatto che potrebbe non essermi piaciuta nessuna parte del romanzo…. Bhè che dire… VI SBAGLIATE DI GROSSO!!!!  Il vero problema è che ho assolutamente adorato ogni singola parola scritta dalla Basso e sinceramente non sono stata in grado di sceglierne una in particolare,  avrei preferito trascrivervi l’intero libro.
Adoro Vanni, adoro ogni singolo personaggio, la Basso riesce con maestria a descriverli a 360 gradi tanto da dare l’impressione di essere dei vecchi conoscenti.
La sagacia di Vanni la rende estremamente simpatica al lettore, con il suo modo disincantato di guardare il mondo, con il suo umorismo noir in grado di spezzare qualsiasi magia.
Che dire del commissario Berganza?! Semplicemente fantastico, ricopre un po’ la figura che ognuno di noi vorrebbe avere al suo fianco, quella persona che riesce sempre a trovare una soluzione ai nostri problemi, che riesce con una semplice parola o addirittura uno sguardo a rassicurarci.
Anche i personaggi secondari sono ampiamente descritti, mettendo in luce le diverse sfaccettature del carattere; infatti anche le persone che compaiono poche volte nella narrazione sono arricchite di particolari che li contraddistinguono, tanto da dare un contributo importante alla storia.
La narrazione scorrevole, ricca nel lessico ma mai pretenziosa riesce a catturare il lettore e ad avvicinarlo al mondo della Vanni, un mondo fatto di letteratura, scienza, intuizioni e musica.
Sinceramente non vedo l’ora di divorare il terzo libro, soprattutto perché questo mi ha lasciato con un interrogativo abbastanza grosso e non vedo l’ora di risolverlo.

Tutta la vita che vuoi - Recensione di Giorgia Wasp


Tutta la vita che vuoi – Enrico Galiano
Recensione di Giorgia Wasp



Titolo: Tutta la vita che vuoi
Autore: Enrico Galiano
Genere: romanzo
Editore:  Garzanti
Pagine: 414
Isbn: 9788811672326


Se non hai mai vissuto, mai davvero, il primo giorno in cui sei vivo non dura solo un giorno.

Giorgio De Santis, ha appena perso il fratello in un incidente stradale ma ciò che prova va oltre il dolore, sa di aver perduto una parte di se stesso, il suo scudo contro il mondo. Sa che ciò che lo circonda è completamente sbagliato e l’unica cosa che vorrebbe nuovamente sentire è una singola frase “ Buona bro”.

Per essere più precisi, la domanda che si fa Giorgio è come mai manchi un’ora al funerale di suo fratello Luca, e a lui non sia ancora uscita una lacrima.

Ha bisogno del suo migliore amico in questo triste momento ma Filippo Maria Tobin per la prima volta ha avuto il coraggio di non essere trasparente. Dopo essere riuscito a dire al peggior professore della storia tutto ciò che provava, viene mandato dal preside ma durante la ramanzina riesce a scappare dalla scuola e raggiungere il suo migliore amico al funerale del fratello.

La sua intera infanzia era passata sotto un autentico diluvio di scherzi, lanci di cartacce e post-it appiccicati dietro la schiena.
Destino infame. Del resto, se il punto di partenza è un nome scelto per metà da un infermiere sconosciuto e per metà da un numero di «Focus», non puoi aspettarti molto.

I due amici, in preda all’adrenalina e alla confusione, decidono di rubare la macchina del padre di Giorgio, il famoso avvocato De Santis, e girare per la città senza una meta, fin quanto non arrivano al centro commerciale dove tra capo e collo gli piomba addosso Claudia Bolla.

Ecco perché Clo adesso entra nel centro commerciale e , dopo aver strappato un foglietto dalla sua agendina nello zaino e averci scritto qualcosa sopra, pensa: “E adesso, per festeggiare, frego qualcosa!”.

Claudia Bolla, che odia il suo nome e vuole essere chiamata da tutti Clo, sta scappando dal centro commerciale dopo aver rubato un cellulare e la pistola d’ordinanza della guardia giurata. Per puro caso vede una macchina con il motore acceso con dentro due suoi compagni di scuola.
Inizia così l’avventura dei tre ragazzi, tra furti, rapine e sfide da vincere, troveranno il loro posto nel mondo. Ognuno a modo suo riuscirà a capire cosa o chi vuole essere veramente.

Quando la professoressa di italiano lo aveva spiegato, Clo aveva subito pensato: «Ecco cosa sono io. Un ossimoro. Questa sono».
Clo è un ossimoro perché è penna e petrolio. È un ossimoro perché è un sole scuro. Un casino assordante dietro uno sguardo muto.

Un romanzo emozionante, Galiano utilizza un linguaggio colloquiale che permette al lettore di entrare direttamente nel mondo dei ragazzi, che a volte per gli adulti risulta incomprensibile. Attua una descrizione a 360 gradi dei personaggi, permettendo di analizzarne ogni sfumatura.
Anche la confusione dei discorsi permette al lettore di capire appieno ciò che caratterizza gli adolescenti, questa confusione interiore che contraddistingue il loro mondo.
I personaggi principali riescono a coinvolgere il lettore, tanto da sembrare di essere un ulteriore passeggero in quella macchina che li condurrà verso il loro destino.
Giorgio un ragazzo ben educato ma che non è mai stato all’altezza di suo fratello, che vive nella costante certezza di non essere abbastanza per la sua famiglia e di non avere l’approvazione del padre.

Lui lo sa che poi oltre la parentesi c’è il mondo, e che il mondo presto ricomincerà a farsi sentire, a fargli domande, a voler sapere. ma ora si vuole godere la gioia di non dover per forza decidere chi essere. Cosa essere.

Filippo Maria, un ragazzo emarginato che ha vissuto sempre in punta di piedi, con la consapevolezza di essere stato abbandonato dalla madre quando era ancora in fasce. Ciò che lo rende simpatico al lettore è sicuramente il disturbo al linguaggio che lo porta ad inventare nuove parole.

Esiste, certo che esiste una cosa come l’angascia, così come esistono tutte quelle parole che Filippo Maria inventa sbagliando ogni tanto, ogni volta stupendosi che gli altri non le capiscano al volo.

Ed infine c’è Clo.

Clo è stata un temporale. Il temporale che il suo deserto aspettava.

Clo è sicuramente il mio personaggio preferito, una ragazza forte che ha dovuto subire molto dalla vita, ma che non si è arresa, anzi cerca in ogni modo un riscatto. E’ una ragazza con un grande mondo interiore, infatti sarà lei a condurre le danze, ed a permettere a tutti e tre di ottenere l’agognato riscatto dalla vita.

«ma co-cos’è che scrivi, ogni ta-tanto?. O-ogni tanto prendi quell’agendina rossa, ciscrivi so-sopra qualcosa e poi butti tutto dentro lo zaino.»
«E’ solo un modo di far smettere di piovere.
Sono i 215 motivi per cui vale la pena vivere.
Poi, in quei momenti in cui proprio non gira, e tutto mi sembra spento, prendo il mio zainetto, lo rovescio sul letto e mi metto a leggerli tutti.»

Per non parlare dei personaggi secondari, anche loro durante la vicenda maturano ed evolvono, Galiano riesce a mettere in evidenza diverse sfumature della loro personalità che permettono al lettore di entrare in sintonia con loro.
Un libro assolutamente da non perdere, Galiano riesce ogni volta a stupirmi con i suoi romanzi.




Eppure cadiamo felici - Enrico Galiano

Eppure cadiamo felici – Enrico Galiano



 Titolo: Eppure cadiamo felici
Autore: Enrico Galiano
Editore: Garzanti
Isbn: 9788811672319
Pagine: 384 - Rilegato
Genere: narrativa italiana


Gioia Spada è una ragazza che potrebbe essere definita strana. Una ragazza anti conformista, che non riesce ad interagire con i suoi coetanei. La sua unica amica?! Ovviamente è Tonia, pallavolista, sempre diretta nel dire le cose, con un marcato accento del sud…. Peccato che esista solo nella sua mente. Infatti Tonia è un amica immaginaria.

Ha provato cercando di essere come loro. Non ha funzionato.
Ha provato cercando di essere sé stessa. Non ha funzionato.

Gioia, o come la definiscono le sue compagne di classe MAIUNAGIOIA,
non eccelle in nessuna materia, ha anche smesso di cercare contatti con il gruppo; semplicemente se ne sta li, seduta, cercando di mimetizzarsi con il banco.

L’assolo vocale di Clare Torry intanto è, oltre che meraviglioso, provvidenziale, perché la salva dal sentire le risatine dei compagni che buttano l’occhio al suo rito mattutino di scriversi sempre la stessa frase sul braccio sinistro “Quando la felicità è qualcosa che cade”.

L’unico momento che aspetta con ansia durante le lezioni, sono le sue consuete domande che può porre al professore di filosofia; infatti solo lui riesce a capire il suo malessere interiore. Solo questo anziano professore riesce a darle risposte che per lei hanno un senso.

«Se non può essere come loro, cerchi di essere meglio di loro.»

«Si prepari, perché spesso alla sua età le capiterà che le voci che ha dentro si mettano a cantare canzoni che non le piaceranno per niente. Le lasci fare, non le cacci via, perché quelle canzoni le parleranno di lei meglio di qualunque altra!»

Lei proviene da una famiglia disastrosa, l’unica persona che la capisce veramente è sua nonna, paraplegica, che vegeta in stato comatoso in una stanzina della casa.

«Che cos’è per te la felicità?».
Si, quel giorno Gioia aveva scritto, semplicemente: «Tornare da scuola e trovare casa libera».

Una madre alcolizzata, che cerca di trovare l’uomo della sua vita (anche se per lo più sono solo ragazzi ventenni), un padre violento che è sparito dalla loro vita, ma che improvvisamente si presenta alla loro porta chiedendo ospitalità.
Proprio in una di queste sere, durante un litigio molto violento tra i suoi genitori Gioia fugge da casa. Non verso qualcosa o qualcuno, semplicemente per correre, correre senza pensare a niente.
Affaticata si ritrova davanti ad un bar “BarA”, molto fatiscente; ed è li che quella notte conoscerà Lo.
Il suo primo Vero ragazzo, forse un po’ strano, un po’ umorale, ma pur sempre l’unica persona con cui riesca a parlare tranquillamente senza dover tradurre ciò che circola nella testa.

«E’ possibile che qualcosa abbagli così tanto da ingannare. Qualsiasi luce, quando è troppa, finisce per distorcere le nostre percezioni.»

Peccato che il suo ipotetico ragazzo Lo, “Lorenzo” come diceva di chiamarsi, in realtà sia un ragazzo scomparso dieci mesi prima, nelle acque di un lago. E’ possibile che quel ragazzo che lei abbia conosciuto, la sua prima cotta, a cui abbia dato il suo primo bacio non esista?! E’ solo il frutto della sua fervida immaginazione?!

«No! E non perché la scienza non ci abbia provato ma perché non può, semplicemente non può. è questa la verità difficile da mandar giù.»
« E quale sarebbe?»
« che ogni luce ha un cuore di buio»

Chi è Gioia Spada?

Gioia Spada è una che nei temi scrive tutto senza punti e senza virgole e poi aggiunge la punteggiatura alla fine.

Lei non odia la gente, odia solo le bugie: e il casino è che quasi sempre le due cose corrispondono.

E non succede spesso, ma quando Gioia ride, bè, accende la luce.

È per questo che a Gioia piacciono tanto le parole intraducibili, quelle che si appunta sul taccuino ogni volta che le capita la fortuna di trovarne. Sapere che ci sono parole che in altre lingue non esistono l’ha sempre trovata una cosa affascinante, quasi magica.

«No, è “magari” la parola.»
«cioè?»
«e una delle poche parole italiane che sono intraducibili nelle altre lingue»
«e perché ti piace così tanto?»

«bho, forse perché ho letto che in realtà all’inizio, in greco cioè voleva dire “felice”, o forse perché riesce in sei lettere sole a significare “se solo questa cosa fosse vera”»

La ricetta segreta per un sogno - Valentina Cebeni




La Ricetta Segreta Per Un Sogno

Questo libro con la sua narrazione poetica parla di una storia d’amore. Badate bene, non il solito idillio tra uomo e donna, ma l’amore più puro e sincero che possa esistere, l’amore tra un genitore e il proprio figlio. Un amore alcune volte soffocante, come è capitato alla giovane Elettra, che è stata obbligata a seguire il cammino da lei tracciato dalla madre. Un cammino che l’ha portata ad avere dei risentimenti nei confronti di questa donna per certi versi chiusa e schiva, una madre che non l’ha mai voluta rendere partecipe del proprio passato, negandole la possibilità di conoscere le proprie origini, il proprio padre, la propria storia. Quando Edda è stata colpita da un ictus che l’ha debilitata fino ad arrivare al coma, Elettra si è sentita spogliata dalla possibilità di poter riallacciare un rapporto con la madre che sembrava ormai rovinato. Per questo dopo aver ricevuto una spinta inaspettata, quasi magica, da Eva (una vecchia amica della madre) decide di onorare la memoria del genitore e di portare al convento di Santa Elisabetta, a cui Edda era devota, dei pani all’anice. Approda così all’ Isola del Titano, nella quale il paesaggio mozzafiato si mescola ad antiche usanze, dove la vita è scandita dai ritmi del mare; un luogo abitato da persone semplici, dove la mentalità arretrata è stata causa di numerosi pregiudizi che hanno condizionato la vita di numerose giovani ragazze.
Questo romanzo è anche un elogio alla forza delle donne, che nonostante le difficoltà che la vita ha voluto riservare loro, sono riuscite a riprendere in mano la propria esistenza.
Elettra durante la sua permanenza nel convento, ormai sconsacrato, riesce attraverso la cucina, a ritrovare un legame, che pensava perduto con la madre.
Tale legame fatto di ricordi, sensazioni, odori, piccoli indizi che fanno presumere ad Elettra che è proprio quello il luogo che ha visto la fanciullezza della madre.
La lettura di questo libro è talmente pervasa dagli odori che a tratti si immagina quasi di poter sentire la fragranza di anice che viene sprigionata durante la cottura dei pani. Un odore particolarmente significativo per Elettra, in quanto l’accompagna nei momenti salienti della sua storia.
Il libro è permeato da numerose similitudini in un continuum spazio tempo che sembra rincorrersi, in cui gli errori commessi dalla madre tornano a pesare e condizionare la figlia.

Il viaggio che viene intrapreso dalla protagonista è sicuramente metaforico, un viaggio fatto di interiorità, che la porterà a rintracciare il suo vero io. Perché  scoprirà che solo imparando ad amare se stessi si può poi imparare ad amare e perdonare gli altri.